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Choc in provincia di Napoli: «Ho dolori al torace», lascia la clinica e muore a casa

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
Casalnuovo. Avverte dolori al torace e al braccio sinistro, il marito l'accompagna al pronto soccorso. Si sospetta un infarto, ma l'elettrocardiogramma è normale. La donna fa ritorno a casa senza attendere l'esito delle analisi degli enzimi cardiaci e muore dopo qualche ora davanti ai tre figlioletti. A finire stroncata da un malore a Casalnuovo il primo gennaio scorso è stata Lucia Lettieri. La quarantacinquenne aveva effettuato alcuni controlli alla Clinica dei Fiori di Acerra dove era stata trasportata dal marito Giovanni Marino, segretario regionale del comparto areonautico della Uil trasporti. Una tragedia che si è consumata in poche ore e sulla quale farà luce la magistratura a cui si sono rivolti i familiari della casalinga.

«C'è stata imperizia o negligenza da parte dei sanitari della Clinica denunciati per questo di omicidio colposo» sostengono i familiari e l'avvocato Antonello Madeo, il legale romano a cui si sono rivolti. «La signora ha interrotto volontariamente l'iter diagnostico firmando le dimissioni e lasciando il pronto soccorso contro il parere medico», ribatte il direttore sanitario della clinica acerrana, Antonio Vetrella, dopo aver avviato un'indagine interna per verificare eventuali responsabilità.

Ieri mattina, intanto, è stata eseguita l'autopsia sul corpo della donna, ma per stabilire con certezza quali siano state le cause del decesso occorreranno circa due mesi. La cartella clinica su cui sono state registrate tutte le fasi del ricovero è stata sequestrata dai carabinieri su disposizione della Procura di Nola.

«Dopo essere stata sottoposta ad un elettrocardiogramma, la signora è stata rassicurata dai sanitari della struttura ed è per questo motivo che è rientrata a casa per accudire i figli, senza attendere l'esito degli enzimi, accertamento richiesto in questi casi dalla scienza medica per escludere patologie cardiache in atto», racconta l'avvocato Madeo.

Alla donna sarebbe stato praticato anche un antidolorifico prima di far ritorno a casa. L'esito delle analisi sarebbe stato pronto solo tre ore dopo ed il marito di Lucia si era reso disponibile a ritirarle di persona. Dai risultati è spuntato, successivamente, che i valori degli enzimi cardiaci sarebbero risultati addirittura regolari.

«Ma comunque non sono state rispettate le linee guida del pronto soccorso che prevedono due o più analisi nelle 12 ore successive al ricovero ospedaliero per scongiurare con certezza un possibile infarto», ribatte l'avvocato Madeo. La tragedia comincia quando da poco sono passate le 20.10 del primo gennaio. La signora Lucia viene accompagnata dal marito Giovanni al pronto soccorso ad Acerra. Alla donna viene praticato per tre volte l'elettrocardiogramma con esiti negativi e misurata la pressione arteriosa che risulta essere regolare. Si sottopone all'esame del sangue per verificare lo stato degli enzimi cardiaci e verificare con certezza l'esistenza o meno di un infarto.

Ma per gli esiti bisogna attendere tre ore e normalmente dovrebbero essere ripetuti almeno una seconda volta nel corso del tempo. Lucia chiede, in attesa di conoscere i risultati, di rincasare per accudire i suoi figli, due ragazzi di 18 e 15 anni e una bambina di appena 8 anni. E alle 20.40 firma le dimissioni. Tre ore dopo, mentre era in bagno, si sente un tonfo. Il marito Giovanni sfonda la porta e insieme ai figli trova la povera Lucia esanime a terra. Inutili i soccorsi, la donna è riversa a terra senza vita. «La mia vita e quella della miei figli è drammaticamente cambiata. Non voglio soldi, ma solo giustizia soprattutto per evitare agli altri le stesse tragedie», spiega Giovanni Marino.

Ma sullo sfondo di questa vicenda ci sono anche le difficoltà che si vivono sul territorio a causa della mancanza di strutture ospedaliere pubbliche. La clinica Villa dei Fiori, struttura privata con un pronto soccorso convenzionato, è un punto di riferimento nella zona. Ma da quando è chiuso il pronto soccorso di Frattamaggiore, in seguito ai danni provocati da un allagamento due mesi fa, la struttura di Acerra è praticamente presa d'assalto dai residenti nei comuni della fascia rimasta scoperta dal servizio. Decuplicate le richieste di prestazioni e anche i medici sono sotto particolare tensione.

Sabato 9 Gennaio 2016, 09:09
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Napoli, svuotato il bancomat del «Monte dei Paschi di Siena» nella city

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
Il bancomat dell'agenzia del «Monte dei Paschi di Siena» in via Cervantes, a Napoli, è stato svaligiato questa notte da ignoti. I ladri si sono introdotti nell' istituti di credito da un ingresso laterale ed hanno aperto il distributore di contanti dall' interno. Esternamente, il bancomat non presenta segni di effrazione.

L'allarme, collegato con un Istituto di Vigilanza, è scattato alle 3. Sul posto è intervenuta la Polizia che sta cercando di ricostruire come i ladri siano riusciti ad entrare nella banca. Il bottino non è stato ancora quantificato. Il bancomat, rifornito per il fine settimana, è stato completamente svuotato.

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Napoli. Rapina una donna armato di siringa: arrestato

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
Gli agenti della Polizia di Stato hanno arrestato a Napoli un 42enne, già sottoposto all'affidamento in prova ai servizi sociali, in quanto responsabile del reato di rapina. 

I poliziotti, impegnati nella notte in servizio di controllo del territorio, mentre percorrevano corso Umberto sono stati allertati da una donna che, in forte stato di agitazione, ha riferito di essere stata rapinata da un uomo che minacciandola con una siringa con ago privo del tappo di protezione si era impossessato dell'incasso dell'esercizio commerciale dove la vittima lavorava. 

Immediatamente intervenuti, gli agenti coadiuvati da una pattuglia dell'esercito in servizio alla stazione della Linea 1 della Metropolitana, hanno rintracciato l'uomo poco distante dalla zona e lo hanno bloccato. L'uomo è stato così trovato in possesso della siringa e dell'incasso dell'esercizio commerciale. 

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Bacoli. Auto perde il controllo, distrugge la recinzione e si schianta su una casa

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
BACOLI - Perde in curva il controllo dell’auto e si schianta su una villetta, dopo aver divelto muro e recinzione in ferro. Due i feriti, di cui uno in modo più grave: è accaduto ieri sera, poco prima delle 23, sulla rotonda di Torregaveta. Sul posto immediato l’intervento dei carabinieri della stazione di Bacoli e di un’ambulanza del 118. I fatti: tre ragazzi, di cui una donna e di età compresa tra i 21 e i 25 anni, sono a bordo di una Mercedes grigia proveniente da Cappella. Sono stati sul lungomare con altri amici. Nella curva mentre procede in direzione Fusaro, per motivi tuttora da verificare, il giovane alla guida perde il controllo dell’automobile e vola verso la carreggiata opposta. In zona si sente un boato.

La vettura distrugge la recinzione in pietre e ferro, fermandosi sulla parete di un’abitazione. Anteriormente si accartoccia. Le lamiere sono un groviglio. A salvare la vita al conducente e alla passeggera che siede accanto, entrambi residenti a Varcaturo, sono l’airbag e la cintura di sicurezza. Il ragazzo sul sedile posteriore, di Bacoli, sta peggio. Secondo i sanitari avrebbe riportato la frattura di un braccio. Immediati i soccorsi, in due sono trasportati al Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli. Nel frattempo procedono i rilievi delle forze dell’ordine fino a tarda notte. Lungo parte della carreggiata, la scorsa notte, è stato disposto il divieto di transito. Il traffico in direzione Torregaveta è stato deviato.

Sabato 9 Gennaio 2016, 10:22

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Napoli. Alberi di Natale, altri assalti: è caccia ai depositi

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
L'assalto all'albero di Natale della Galleria è sotto gli occhi di tutti. Le immagini riprese divulgate dal consigliere regionale Francesco Emilio Borrelli sono state viste da migliaia di persone, condivise sui Social e riprese da tutti gli organi d'informazione. I ragazzini non vogliono sentire ragione e con arroganza ripetono che devono lasciargli fare quello che vogliono perché «avimm fà 'o fuoco». Devono fare il fuoco per la festa di Sant'Antonio abate del 17 gennaio e per appiccarlo serve molto legname. Visto che la tradizione del «fucarazzo» avviene proprio a ridosso delle festività natalizie, è scontato che i primi cimeli da accumulare e poi bruciare siano gli alberi di Natale.

Le fonti dove prenderli sono ovunque, dai condomini ai cassonetti, davanti agli hotel e gli esercizi commerciali. I raccoglitori si organizzano in bande di circa 10 ragazzini, con un'età compresa tra gli 8 e i 12 anni. I quartieri dove la tradizione del «cippo di Sant'Antuono» è più radicata sono Fuorigrotta, Pallonetto di Santa Lucia e Quartieri Spagnoli. E proprio dai Quartieri proviene la banda che ha trafugato l'albero posto in Galleria Umberto I. Ogni banda fa a gara a chi realizzerà il fuoco più bollente e duraturo, ed è evidente che più legname si accumula, più rovente è la pira. Però questo materiale da qualche parte deve essere pure custodito prima di ammassarlo in larghi e piazzette nella famosa notte del «cippo». In passato erano stati utilizzati degli edifici abbandonati sulle rampe che portano a Pizzofalcone, vico Santa Maria della neve e altre viuzze della Torretta, vico Rosario di Palazzo.

«Chiediamo alla cittadinanza di segnalare questi luoghi dove si stanno accumulando gli alberi di Natale e tutto ciò che potrebbe prendere fuoco» dice Fabio Chiosi, presidente della Municipalità I. «Abbiamo ricevuto già numerose segnalazioni e individuato nell'ex mercatino di Sant'Anna di Palazzo, abbandonato da tempo, come ricettacolo degli abeti. Addirittura alcune saracinesche dei locali sono state forzate per stiparvi all'interno gli alberi da incendiare nell'incivile e pericolosa usanza del cippo di Sant'Antonio».
Se per questi ragazzini è tutto un gioco per diventare «uomini» - come raccontano in un documentario – per gli adulti si tratta di manifestazioni violente e teppistiche. «Se per loro è un gioco sappiano che è molto pericoloso perché può mettere a repentaglio la loro vita e di chi vive a ridosso di queste aree che custodiscono gli alberelli. Senza contare i fuochi stessi, incendi che in passato hanno ustionato gravemente proprio uno di questi bambini e potrebbero danneggiare i palazzi limitrofi».

L'abete della Galleria però è soltanto uno dei tanti fatti oggetto di blitz dai ragazzini. La notte precedente all'Epifania un gruppetto armato di «seghe da 60 centimetri ha tagliato un albero a piazza Borsa» come avanzato da Marco Limonio, responsabile del Santa Chiara Cafè in Largo Banchi Nuovi. Fatto sta che di materiale infiammabile da recuperare ce n'è eccome, spesso nei pressi dei cassonetti o in discariche a cielo aperto nei vicoli. Proprio per questo, AsiaNapoli ha messo a punto una serie di servizi aggiuntivi di raccolta speciale al Centro storico, al Vomero e a Pianura.

Fino al 17 gennaio (esclusa domenica 10) dalle 9 alle 13 si possono portare i propri alberelli natalizi in vari punti preposti: piazza San Domenico Maggiore, Porta Capuana, Piazza Calenda, Piazza Carità, Piazza Bellini e Piazza Dante; in piazza degli Artisti l'orario è dalle 8 alle 12; mentre al Polo artigianale di via Montagna spaccata dal lunedì al venerdì dalle 9 alle 13. Ci si chiede però se questo possa bastare come deterrente o spingere queste bande a recuperare legname da altre fonti attraverso atti di teppismo.

Sabato 9 Gennaio 2016, 10:17
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Napoli, preso latitante di 21 anni sotto accusa per una tentata estorsione a un'impresa di distribuzione del latte

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21

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Napoli, spaventoso incendio nella notte al campo rom di Scampia

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
Un incendio di rifiuti ha tenuto impegnati per alcune ore i vigili del fuoco, la scorsa notte, nel campo rom di Scampia. E crescono i timori dei cittadini, dei quali si fa portavoce il presidente della Municipalità, Angelo Pisani: «Le fiamme si sono sviluppate intorno alle 20 e sono andate avanti per ore nonostante l'intervento dei Vigili del fuoco. A divampare sono state autentiche montagne di rifiuti, ma hanno preso fuoco anche le carcasse di alcune auto, fra cui una alimentata a Gpl, che è letteralmente esplosa», racconta.

«Il sindaco di Napoli - aggiunge - dovrebbe occuparsi di queste emergenze che arrecano gravi danni alla popolazione. I pericoli per la salute pubblica sono stati da noi più volte segnalati in questi anni al comune ed alla Asl, ma da Palazzo San Giacomo nessun provvedimento, benché sia in atto un fenomeno di autentico avvelenamento di massa, che colpisce anche i bambini delle scuole adiacenti al campo rom».

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Cardarelli, il direttore sanitario Paradiso: «Costretti a fermare ricoveri di elezione e day hospital»

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21

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Bariste con dosi di hashish per i clienti: due arrestate a Torre del Greco

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
TORRE DEL GRECO. Bariste-spacciatrici arrestate a Torre del Greco. I carabinieri hanno posto le manette a Anna Palermo, 34 anni, e Ilaria Galdini, di 23, entrambe già note alle forze dell’ordine.

Nel corso di perquisizioni personali e in un bar su via Litoranea, locale nel quale le due donne fanno da bariste, i militari dell’arma hanno trovato e sequestrato circa 20 grammi di hashish già divisi in stecchette (che Palermo teneva in un pacchetto di sigarette nella tasca dei pantaloni) e altri 30 grammi di hashish che Galdini aveva nascosto in una borsa sotto il bancone.
Trovata e sequestrata anche la somma di 190 euro, che i carabinieri ritengono provento dell’attività illecita.

Ai controlli nel bar sono seguite le perquisizioni in casa delle due, con il rinvenimento di una stecchetta nell’abitazione di Anna Palermo.
Dopo le formalità di rito, le arrestate sono state poste agli arresti domiciliari in attesa di rito direttissimo.

Sabato 9 Gennaio 2016, 11:09

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Scomparso a Napoli, ritrovato dai carabinieri a Reggio Calabria

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21

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Scavi di Pompei: «Sì all'hub dei treni», sindaci e Regione d'accordo

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Lunedì 11 Gennaio 2016 12:21
Pompei. Nella città degli scavi non è il treno a fischiare, ma è la politica a fischiare il treno. Il braccio di ferro è tra il sindaco Ferdinando Uliano, che da una parte difende gli interessi economici della Pompei nuova, e il tandem Renzi-Franceschini, dall'altro, che difendono lo sviluppo turistico del modello Pompei-Scavi utilizzato come esempio di riscatto dell'Italia.

Tra il botta e risposta mediatico, tra Uliano, che detta regole, e Franceschini, che si impone con «andremo avanti con il nuovo hub», si inseriscono i sindaci e la Regione Campania, che ha assunto il ruolo di collegamento tra le richieste dell'amministrazione locale con la volontà del governo di investire nella cultura. Ieri mattina la IV Commissione Speciale del Consiglio regionale, presidente Pasquale Sommese e vicepresidente Antonella Ciaramella, si è riunita in via straordinaria per l'audizione dei sindaci della buffer-zone. L'argomento centrale all'ordine del giorno: la realizzazione di un nuovo hub a Pompei e i veti posti dal sindaco Uliano. Nel confronto i primi cittadini hanno espresso parere unanime: «Sì all'investimento infrastrutturale del governo, da 35 milioni di euro, ma ascoltando le esigenze del territorio». I sindaci di Pompei, Portici, Ercolano, Torre Annunziata, Torre del Greco, Trecase, Boscoreale, Boscotrecase e il commissario prefettizio di Castellammare di Stabia hanno, dunque, accolto favorevolmente la nuova stazione che porterà a Pompei circa 3 milioni di turisti, sostenendo, comunque, la difesa del territorio. Dall'incontro è nato un documento che sarà consegnato al Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, che, a sua volta, si farà interprete, con il Governo, delle esigenze delle amministrazioni locali. «C'è stata una grande intesa dei sindaci - ha dichiarato Uliano, accompagnato dal presidente del consiglio e tecnico Alberto Robetti - ritenendo la mia apertura importantissima. Il nostro non è dire no al finanziamento, ma un monito a coinvolgere tutto il territorio e soprattutto l'auspicio che porti benefici e vantaggi per i nostri cittadini». Plaude alla stazione del futuro il sindaco di Portici Nicola Marrone: «In questi processi di sviluppo infrastrutturale - afferma Marrone - i territori devono essere partecipi delle decisioni del governo, perché a volte, ovviamente, c'è un impegno e una progettualità di tipo economico ed è compito nostro trarre i maggiori benefici possibili per le zone che amministriamo. Nel caso specifico di Pompei, è indispensabile chiarire che non bisogna creare una ”Eurodisney“, ma creare sviluppo che non passi sopra il territorio ma che lo attraversi, affinché i turisti possano usufruire delle tipicità di un luogo di cultura internazionale».

Il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, elogia il governo Renzi per il coraggio di aver investito nel Mezzogiorno: «Bene apportare modifiche per lo sviluppo del territorio, ma bisogna dare prima di tutto atto all'interessamento del governo per il Mezzogiorno. Dobbiamo accogliere con grande favore l'interessamento del governo per l'isolato, ma non unico, progetto che punta a valorizzare la bellezza e la cultura del Sud. La positività e il coraggio che il governo ha dimostrato, nei fatti, nel voler investire in cultura e bellezza non è mai stata riscontrata in altri governi. Per quanto mi riguarda è fondamentale che si realizzi un'opera da 35 milioni di euro. Ercolano conta ogni anno un milione e 200mila turisti, ben venga, dunque, l'aumento dell'indotto grazie al nuovo hub». Il sindaco di Torre Annunziata, Giosuè Starita, approva la nuova stazione che sorgerà al confine con il territorio di sua competenza amministrativa. «Il comune di Torre Annunziata ribadisce l'importanza dell'opera, purché si dia ascolto alle esigenze economiche e di sviluppo del territorio. È giusto, inoltre, che la Regione assuma iniziative di mediazione - precisa Starita - purché a farlo sia direttamente il presidente De Luca». Per Pasquale Sommese «i sindaci non possono dire no alla volontà del governo ma è giusto voler vederci chiaro. La Regione Campania ha svolto un ruolo cerniera ascoltando i contributi di idee dei sindaci per trasferirli al governo».

Per l'onorevole Antonella Ciaramella «a volte, nelle pubbliche amministrazioni, si creano dei cortocircuiti di sovrapposizioni di normative e competenze ed è qui che interviene la Regione con il ruolo di intermediazione al rialzo: affinché si ottenga il massimo su tutti i fronti. È evidente che l'investimento è sempre una opportunità se calata sull'esigenza del territorio». Intanto il soprintendente Massimo Osanna annuncia l'avvio dei lavori, da 80mila euro, per la ricostruzione della Schola Armaturarum, crollata nel novembre del 2010.

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Fabrizio Iacono: «Ecco come sconfiggere l'impotenza solo con le erbe»

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Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07

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Orrore in provincia di Napoli: uccide moglie e figlia di 4 anni a colpi d'ascia, poi tenta il suicidio tagliandosi la gola. «Ho fatto un guaio» Foto

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Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07
“Katia”, ha sussurrato più volte. Poi lunghi silenzi, la sofferenza, lo sguardo assente, le lacrime, la mano sugli occhi e ancora: “Katia”. Volodymir Havrlyuk, 44 anni, ucraino, è morto nel primo pomeriggio. Era piantonato in un letto dell'ospedale Santa Maria delle Grazie di Pozzuoli, con i tagli profondi alla gola che si era inferto con lo stesso coltello con cui aveva ucciso la sua bambina, Katia. Con un'ascia aveva invece ridotto a brandelli la sua giovane moglie, Marina, 30 anni, la la madre della sua piccola Katia.

OMICIDIO DI LICOLA, LO CHOC DEI VICINI

I carabinieri e il magistrato avevano tentato di interrogare Volodymir Havrlyuk. Un tentativo di ricostruire la notte dell'orrore nella casetta sulla spiaggia di Licola. Un raptus, questa la spiegazione più fondata secondo gli inquirenti, i carabinieri della compagnia di Giugliano. «Liti sì, ce n'erano – raccontano i vicini – ma sostanzialmente era una famiglia tranquilla e amabile. Un gran lavoratore lui, una gran lavoratrice lei».

Eppure è lo stesso raptus che si è scatenato in tante famiglie, con tante donne e purtroppo bambini finiti nel lungo e ormai interminabile elenco di vittime. «Un guaio, un grande guaio ho fatto. Mia vita finita per sempre», ha sussurrato ai carabinieri. Le stesse parole che aveva detto a Ciro Tammaro, il vivaista suo datore di lavoro a cui per primo ha confessato ieri mattina l'orribile strage.

Tammaro era andato a cercarlo a casa non riuscendo a spiegarsi il ritardo di un dipendente sempre puntuale sul luogo di lavoro. Volodymir aveva aperto la porta mostrandosi insanguinato e aveva esordito: «Ho fatto un guaio grande». Tammaro ha guardato oltre la porta, ha visto il sangue a terra e sul letto, i segni dei corpi martoriati. E' scappato fuori dal viale, ha telefonato ai carabinieri.

Ma che cosa è successo nel cuore della notte in quella casetta di Licola? L'operaio ucraino porta ora con se l'atroce verità. Nessuno potrà mai più spiegare come e perché si scatenata la follia. Sarà invece l'esame dei corpi martoriati a svelare i dettagli. Lei ripetutamente colpita con l'ascia sul letto. A terra la bambina, finita con il coltello.

Lo stesso utilizzato dall'operaio ucraino per togliersi la vita, infliggendosi una sofferenza durata ore, dal mattino alle 16,30. Resta l'immagine di Katia, angelo biondo di 4 anni, sordomuta, operata quattro giorni fa nello stesso ospedale dove il padre è morto e dove nei prossimi giorni doveva subire un nuovo intervento. E si coprono di orrore e sangue quei volti che appaiono nelle immagini felici di una famiglia cancellata per sempre.


(hanno collaborato Emiliana Avellino, Cristina Liguori e Nello Mazzone)
 


 
Sabato 9 Gennaio 2016, 11:46
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Napoli. Le occasioni perdute nel cuore di Forcella: ecco perché la camorra è vincente

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Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07
Forcella non è Scampia. A Forcella la Storia, la cultura, i musei, le chiese storiche, i teatri, gli ospedali, le università, non occorre portarli o creare ex-novo. Ci sono già, da secoli o da decenni. Forcella è socialmente una periferia, ma è nel cuore di Napoli e potenzialmente ha (ha avuto, potrebbe avere, chissà quando l'avrà) gli strumenti per diventare un polo turistico, attrattivo non solo per la leggenda nera, nata con la fama postbellica e contrabbandiera dei Giuliano. Forcella non è solo camorra e non è stata sempre e solo camorra. Castelcapuano, ex-sede del Tribunale è qua. Il teatro Trianon è qua. Il secolare ospedale Ascalesi è qua. E le magnifiche chiese di San Giorgio Maggiore, Sant'Agrippino, Sant'Agostino alla Zecca (in eterna ristrutturazione per i danni del terremoto del 1980), il Lazzaretto dell'Ospedale della Pace, il Caravaggio più bello del mondo al Pio Monte della Misericordia, il Museo di San Gennaro, la stessa Cattedrale con la Cappella del Tesoro, il Cippo (ovvero i resti delle mura greche), una sede dell'Orientale, ma pure l'affollatissima pizzeria Da Michele o uno dei templi popolari della pizza fritta, 'E Figliole, sono tutti qua attorno, stretti tra via Duomo, via dei Tribunali, via Pietro Colletta e il Rettifilo. Gran parte di questo patrimonio, che da solo potrebbe fare non un quartiere ma una città, restistuisce l'aspetto di una spiaggia ingombra di balene arenate, di occasioni perdute, di vittime della burocrazia.

Dopo la morte di Maikol Giuseppe Russo sono ricominciate, come da copione, le giaculatorie sul rione abbandonato, sulla necessità di creare una rete di investimenti sociali che affianchi la repressione della criminalità. Eppure basterebbe creare una sinergia dell'esistente, di tutto questo ben di Dio. Il colosso delle occasioni mancate è proprio Castelcapuano, l'ex-tribunale svuotato delle sue aule, dei suoi giudici e dei suoi avvocati. Ogni giorno arrivano turisti che chiedono di poterlo visitare, ma si devono accontentare di dare un'occhiata all'imponente facciata e al cortile. Off-limits le magnifiche sale e i preziosi archivi.

«Il progetto è farne un Museo delle Regole, una sorta di Città della Legge che faccia da pendant a Città della Scienza» spiega il presidente emerito della Corte d'Appello, Antonio Buonajuto, che presiede anche il Comitato scientifico della Fondazione Castelcapuano. «Si tratta si un'idea coerente con la storia dell'edificio. Si realizzerebbe un racconto multimediale attraverso codici antichi, moderni e contemporanei che culminerebbe con un memoriale delle vittime innocenti della camorra». Ora il castello voluto dai Normanni e trasformato in tribunale nel Cinquecento da Carlo V d'Asburgo (attualmente proprietà del Demanio) ospita l'Agenzia dei beni confiscati alla mafia e la Scuola per il personale amministrativo del ministero di Giustizia. Qui si tiene l'apertura dell'anno giudiziario e la Fondazione organizza concerti, mostre e presentazioni di libri. È in pratica utilizzato al dieci per cento. Da quando il Tribunale, che era frequentato quotidianamente da almeno sei-settemila persone, si è trasferito al Centro Direzionale, tutto l'indotto esterno è crollato. Si sta recuperando lentamente, ma il colpo d'occhio registra più saracinesche abbassate da anni e anni che locali aperti e illuminati.
Maikol ha trovato la morte proprio sotto il Trianon (a piazza Calenda), aperto nel 2002 e fermo dal maggio del 2014. Ribattezzato teatro del popolo e intitolato a Raffaele Viviani, nel suo periodo d'oro, quando la direzione artistica era affidata a Nino D'Angelo, era riuscito ad avere ben quattromila abbonamenti con una programmazione di 50 settimane su 52. Un record per il teatro pubblico campano. Funzionava, ma nella fase di start-up non aveva ancora accesso al Fus. Con il tempo, anche per gli estremi ritardi dei finanziamenti pubblici, i bilanci sono andati in sofferenza. La proprietà è attualmente del 72 per cento della Regione. Il resto è in mano alla Città metropolitana. A sentire le ultime dichiarazioni del consigliere culturale di Vincenzo De Luca, Sebastiano Maffettone, a ottobre dovrebbero cominciare i lavori per restituire agibilità al teatro. In pole position per la direzione potrebbe trovarsi di nuovo D'Angelo.

Forcella sfocia in via Duomo, la via dei musei e della Cattedrale, dove si sta lavorando a un brand comune che attiri i fiumi di turisti dei Decumani. Da quando è nato, nel 2003, il Museo di San Gennaro, ha collezionato successi di pubblico e d'immagine. Voluto dalla Deputazione del Tesoro, è diretto da Paolo Jorio che spiega: «Forcella si sta lentamente inserendo nello sviluppo turistico che arriva dal Centro antico e da via Duomo. Si deve fare ancora di più». Attorno al Museo in questi anni sono stati aperti quattro nuovi bar. «E la realizzazione della stazione del metrò a piazza Nicola Amore potrebbe dare la sterzata definitiva per tutta l'area» aggiunge. «Perché poi basta davvero poco per creare interesse. Per esempio, persino il murales di Jorit Agoch con il volto di san Gennaro, proprio all'imbocco di Forcella, è diventato a modo suo un attrattore». Anche la Biblioteca dedicata ad Annalisa Durante (nell'ex-cinema Bracco), con i suoi spazi pubblici ha smosso le acque.

Ma non si vive di solo turismo. La riqualificazione può passare pure attraverso la Sanità. L'Ascalesi, proprio di fronte al Trianon, si sta trasformando. Dall'esterno sembra un edificio a metà strada tra rudere e cantiere. Proprio all'ingresso ci sono operai che lavorano sulle impalcature. L'ospedale punta a diventare un polo oncologico. Ci sono già i reparti di Radioterapia e Chirurgia. Sono previsti quelli di Oncologia medica e Oncoematologia. Già adesso, a Radioterapia, avvengono 50 trattamenti al giorno con pazienti che arrivano da Sorrento, dai paesi vesuviani, dalla provincia a Nord, dall'Aversano. «È un progetto forte» chiarisce Giustino Silvestro, responsabile di Radioterapia che da pioniere ha lasciato il Pascale per immergersi in una realtà tutta diversa. «Si punta proprio a decongestionare il Pascale e l'Università che attualmente hanno lunghi tempi d'attesa. Si farà cura e prevenzione». Ma è prevedibile una ricaduta economica e sociale su Forcella? «Si svilupperà inevitabilmente un indotto» aggiunge Silvestro «perché l'Ascalesi potrebbe diventare una risposta non solo per i malati campani, ma anche per quelli delle regioni vicini». E chissà che non riesca a dare una mano per estirpare pure il cancro della camorra.

Sabato 9 Gennaio 2016, 11:39
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Napoli. Multe antismog, è una pioggia di ricorsi: «L'ordinanza è sbagliata, non pagate»

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Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07
Il gran caos dell'ordinanza antismog d'inizio 2016 continua a produrre effetti. Dopo la decisione e il contrordine, arrivano i ricorsi alle multe. Sono stati 387 i napoletani che hanno ricevuto un verbale da 163 euro: in totale 63mila euro di contravvenzioni che avrebbero dovuto riempire le casse del Comune di Napoli. Già, avrebbero, perché in realtà non pagherà nessuno. Il motivo? L'ordinanza firmata dal sindaco conteneva un errore e non era valida.

L'ennesima, clamorosa, falla nel documento, l'hanno individuata le associazioni dei consumatori, due in particolare alle quali si sono rivolti gli utenti inferociti: Noiconsumatori dell'avvocato Angelo Pisani e Proconsumatore di Davide Vicari.

Cos'anno notato le associazioni all'interno dell'ordinanza? Un particolare di non secondaria importanza: uno dei decreti ministeriali sui quali è basato lo stop alle auto, è stato abrogato nel 2010. Non esiste più e, di conseguenza, non può essere utilizzato per costruirci sopra un'ordinanza sindacale, così quell'ordinanza è praticamente nulla: «Abbiamo già raccolto un consistente numero di ricorsi - spiega Vicari di Proconsumatore - e nei prossimi giorni il numero crescerà sicuramente. L'idea è quella di evitare di rivolgersi al Giudice di pace, percorso costoso per i cittadini. Proporremo un semplice ricorso al Prefetto: basterà dimostrare che quel decreto ministeriale è stato abrogato per chiarire che l'intera ordinanza era viziata e che nessuna contravvenzione poteva essere elevata».

Tra «Proconsumatore» e «Noi consumatori» le richieste di sostegno nella battaglia antimulta sono già più di cento: «Appare evidente che nei prossimi giorni diventeranno molte di più - spiega Pisani di Noi consumatori - l'errore è troppo madornale per non essere notato».

Il documento che non c'è più, e che è alla base del provvedimento firmato da De Magistris è il decreto del ministro dell'Ambiente 2/04/2002 numero 60; nel frattempo, però, il decreto legislativo n. 155 del 13 agosto 2010 ha abrogato, assieme ad altri sedici decreti, anche quello lì. Insomma, da più di cinque anni quella carta non ha più valore, chissà perché l'hanno presa come punto di riferimento a palazzo San Giacomo.

A dire la verità tutta quell'ordinanza è nata sotto una cattiva stella. Il primo segnale di difficoltà s'è mostrato il giorno stesso in cui è stata diffusa. L'ordinanza, infatti, prevedeva anche una norma che imponeva l'abbassamento del calore nei riscaldamenti condominiali. Ma nel momento in cui la polizia municipale s'è organizzata per capire quali multe comminare agli amministratori che non avrebbero rispettato l'ordinanza, ci si è accorti che le multe dovevano essere decise, per ordine del sindaco, solo sulla base del codice della strada: ora tutti voi capirete che è difficile prendere il blocchetto dei verbali e multare un condominio per un problema di caldaia, cercando una violazione delle norme stradali.

Ma poi, onestamente, quell'ordinanza ha avuto vita decisamente breve. Doveva essere drastica e vietare la circolazione per sei giorni consecutivi a Napoli. Invece dopo un solo giorno di attuazione il sindaco, durante un vertice con il suo vice e con il comandante dei vigili, ha deciso di cancellarla. L'ha fatto senza consultare i dati ufficiali dell'Arpac che potevano attestare reali modifiche, in positivo, della qualità dell'aria in città. Ovviamente anche la decisione di revocare l'ordinanza in tempi così stretti e senza l'ausilio di dati validati dagli esperti ha causato tensioni e polemiche.

Alla fine, di tutto quel caos, era rimasta solo la rabbia dei 387 napoletani multati fra sabato e domenica. Adesso anche quel «problema» è cancellato. Nessuna multa alla fine verrà pagata e il Comune non incasserà i 63mila euro che aveva già previsto in cassa.

Sarà come se nulla fosse accaduto. Del resto quell'ordinanza è come se non fosse mai stata scritta...

Sabato 9 Gennaio 2016, 11:32
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Raccolta rifiuti, a Marano ancora disservizi: numerose le arterie invase dalla spazzatura

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Scritto da Administrator   
Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07
Marano. Strade nuovamente invase dai rifiuti. A pochi giorni dall'insediamento della nuova ditta per la raccolta, la Ego Eco di Cassino, si registrano ancora difficoltà sul fronte del prelievo.

Tantissime le zone interessate: via Bachelet, via Campana, via Belvedere, via Corre di sopra, via Parrocchia e tanti punti del centro storico. Il mancato prelievo, in alcune zone, si trascina da giorni. 15 gennaio entrerà in servizio la Ego Eco, che subentra, dopo quattro anni e una decina di proroghe, alla Falzarano. Cambieranno anche le modalità di raccolta, con gli operatori ecologici che scenderanno in strada alle prime luci dell'alba e non più nel cuore della notte. Una serie di cambiamenti che non sarebbero graditi ai lavoratori.

Sabato 9 Gennaio 2016, 12:55

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Morta la prima donna della Formula 1: la napoletana Teresa De Filippis si spegne a 89 anni

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Scritto da Administrator   
Lunedì 11 Gennaio 2016 00:07
Lo sport perde una grande protagonista del Novecento. E’ morta a Bergamo, dove viveva, Maria Teresa de Filippis, la prima donna della Formula 1. Nata a Napoli il 6 novembre del 1926, aveva 89 anni. Alla fine degli anni 50 si iscrisse a quattro gran premi validi per il mondiale (Monaco, Belgio, Portogallo, Italia). Guidava una Maserati 250F, la medesima auto con cui nel ’57 Fangio vinse il suo quinto titolo mondiale.

Un decimo posto a Spa, in Belgio, il miglior piazzamento, ma ottenne anche un quinto posto sul circuito di Siracusa, in una prova non valida per il Mondiale. Ultima di cinque figli, aveva cominciato a correre alla fine degli anni 40 per una scommessa con i fratelli. Fisico minuto, ma ricca di charme, la chiamavano pilotino.

All’esordio, al volante di una Topolino, vinse la cronoscalata Salerno-Cava. Con le vetture della categoria Sport ottenne i migliori risultati, compresi tre secondi posti sul circuito di Posillipo, ma si cimentò in molte competizioni di grande rilievo, in Italia e all’estero, come la Targa Florio e la Mille Miglia. I funerali si svolgeranno in forma privata lunedì nella chiesa del Castello di Gavarno a Scanzorosciate (Bergamo).

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