Il Museo Correale o meglio la Fondazione Correale di Terranova, istituita nel 1902 ed aperta al pubblico nel 1924, per volontà di Alfredo e Pompeo Correale, discendenti di una famiglia di conti sorrentini il cui capostipite Nauclerio Correale proveniva dalla città di Scala, ha recentemente ospitato due importanti conferenze legate ad altrettanti autorevoli nomi della scultura italiana : Bernini e Michelangelo. “L’Età dell’oro della scultura Italiana”, questo l’evento culturale che dal 1° al 4 febbraio ha fatto del Museo un palco privilegiato dal quale il famoso esperto di scultura europea Charles Avery , già curatore della sezione di Scultura al Victoria and Albert Museum, direttore della Casa d’asta Christie’s e autore di numerose pubblicazioni, l’ultima delle quali “da Bernini a Tiepolo” è in attesa di pubblicazione, ha dato prova di grande capacità oratoria e preparazione artistica. La conferenza della giornata inaugurale ha fatto perno intorno al genio indiscusso di GianLorenzo Bernini (Napoli 1598- Roma 1680), la cui effigie è stata presente sulle banconote italiane da cinquantamila lire. Avery, dopo la presentazione dell’incontro da parte dell’assessore Rosario Fiorentino, il quale ha ribadito il grande contributo organizzativo della Fondazione Sorrento, ha presentato i primi schizzi del giovane prodigio, caricature e bozzetti critici, tutti realizzati con tecniche diverse: penna o inchiostro. Ha poi fatto volgere l’attenzione degli astanti sulle prime opere di Gianlorenzo adolescente, nelle quali prende forma uno stile barocco già alle massime espressioni.
I gruppi Borghesiani, a cui lavorò per un quinquennio, tra cui ricordiamo “Enea e Anchise”, “Apollo e Dafne”, “Il ratto di Proserpina”e il “David” gli dettero subito una grande fama. Quest’ultima scultura mette in luce un forte dinamismo, l’energia che esplode nel tendersi dei muscoli, nella violenta torsione a spirale del busto e nella fierezza del volto. Papa Urbano VIII Barberini gli commissionò il “Baldacchino di San Pietro”, realizzato in bronzo sulla tomba di San Pietro, sostenuto da quattro colonne attorcigliate sul fusto come enormi rampicanti che riempiono lo spazio sottostante la cupola della Basilica. A partire dal 1629, Bernini lavorò alle fontane, elemento tipico del barocco, realizzando la “Fontana del tritone”in Piazza Barberini e quella della Barcaccia in Piazza di Spagna, a Roma. Posteriore è la Fontana dei Quattro Fiumi”, a Piazza Navona, commissionatagli da Papa Innocenzo X . La fama del Bernini è legata anche ai busti-ritratto di Costanza Buonarelli e Scipione Borghese. L’artista amava riprendere la bocca un po’aperta, nel momento più espressivo, quando si finisce di parlare: questa una sua peculiarità. Nel Colonnato di san Pietro del 1665, le novantasei statue riprendono lo spirito dell’architettura dell’Impero. Allo stesso anno risalgono la facciata del Louvre a Parigi ed il busto di Luigi XIV. In Italia nel 1667, Bernini eseguì due dei dieci angeli posti a decorazione del Ponte davanti Castel Sant’Angelo, ai quali è affidato un profondo significato spirituale. Una lunga carriera , interrotta dalla morte a ottantadue anni, che Avery ha saputo tratteggiare in maniera ineffabile. La dissertazione si è conclusa con un cenno da parte del gallerista sorrentino Luciano Russo alla presenza al piano terra del Museo del bassorilievo di Ferrante d’Aragona, opera del Di Lorenzo, ricordando che Ferrante lega il suo nome al Sedil Dominova, seggio Sorrentino risalente al XV secolo.



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Scarica le slide della presentazione tenuta da Lucio Esposito il 24 Gennaio 2010