"La Terra delle Sirene", videorivista di informazione e cultura turistica edita da Video Pulsar, descrive attraverso un variegato mosaico d'immagini, luoghi e momenti di vita sorrentina e cerca, riproponendo le parole dei primi illustri viaggiatori del passato, di spiegare le ragioni della fortuna turistica di Sorrento e dei suoi dintorni.

Sorrento e i suoi dintorni, i piccoli deliziosi borghi disseminati lungo la costa, Piano di Sorrento, Massa Lubrense, Meta, Vico Equense, Sant'Agnello fino a Castellammare di Stabia e poi al Vesuvio e Capri e Ichia, sono da sempre la meta di un flusso turistico continuo, alimentato da nuovi viaggiatori di tutte le nazionalità e di ogni ceto sociale.
Cosa è che ha spinto per secoli, da ogni angolo d'Europa e perfino da oltreoceano, un numero così alto di artisti, poeti, musicisti, insieme a folle di gente comune a visitare questi luoghi e a soggiornarvi in ogni stagione dell'anno?
Il mito della Penisola Sorrentina deve molto già ai nobili romani che in età imperiale vollero eleggere a dimora questo tratto di costa, tra Stabile e Capo Minerva, come testimoniano i resti delle dimore patrizie disseminati nei punti più suggestivi.
Molto deve alla leggenda di Ulisse che qui incontrò le Sirene ed edificò il tempio dedicato a Minerva.
Sorrento deve molto al Tasso e alla sua poesia di delirante bellezza. Ma ci fu un momento, uno di quegli attimi speciali della storia in cui i nomi di Sorrento e di Stabia, di Vico e degli altri centri della penisola, furono consacrati ed eletti a fama internazionale, diventando tappe obbligate del più desiderato dei viaggi, il viaggio in Italia.
Verso la fine del Settecento, secolo galante e illuminato, l'Europa aristocratica fu rapita dalla passione per l'antichità ed il classicismo. Mobili, porcellane, stoffe, interni delle case si decoravano in stile classico.
Fu una vera e propria moda che andò conquistando tutte le corti.
Nei salotti europei, principi, nobildonne, letterati, poeti, musicisti e pittori si estasiavano nella celebrazione del dolce vivere della Grecia antica e di Roma, della poesia e dell'arte delle due grandi civiltà mediterranee.
In quegli anni il Re di Napoli e di Sicilia dava nuovo impulso agli scavi archeologici di Ercolano, Stabia, Sorrento e Pompei. Qui veniva alla luce una mitica e misteriosa civiltà sepolta e le gazzette di allora diedero grande risalto agli straordinari ritrovamenti. Da una coltre di cenere e lapilli, dopo 16 lunghi secoli, riemergevano case, ville sontuose, affreschi, sculture, templi.
Non è difficile immaginare come nel clima culturale dell'epoca questi avvenimenti resero i dintorni di Napoli una delle mete più ambite dai giovani nobili e colti d'Europa, attratti dalla risonanza dei ritrovamenti archeologici e forse anche in ossequio alla moda del tempo, molti vollero affrontare un viaggio lungo, estenuante, spesso difficile per l'inadeguatezza dei mezzi e delle strade di quei tempi.
Videro infine le magnifiche vestigia, le solari architetture delle ville, i cromatismi degli affreschi e ne restarono certamente affascinati.
Ma non appena lo stupore per quei luoghi così singolari si fu attenuato, essi volsero lo sguardo oltre le mura e le colonne delle ville e dei templi e capirono di essere giunti in una terra straordinaria fatta di natura intatta e trionfante.
Furono i primi viaggiatori dell'età moderna a conoscere la Penisola Sorrentina. Uno di loro scrisse "è il più bel luogo della terra".
Nei diari di viaggio e nelle loro lettere raccontarono al resto del mondo la meravigliosa avventura e parlarono agli altri europei certamente degli scavi per i quali originariamente erano venuti fin qui, ma ancora più magnificarono l'incanto della natura e le sterminate colture di agrumi e di frutta di ogni varietà abbondanti in ogni stagione; evocarono il piacere di un soggiorno rigeneratore fatto di sole e di bagni di mare, di un clima sempre dolce e di un'aria straordinariamente salubre; celebrarono le delizie di una cucina fatta di pietanze semplici che apparivano loro preziose ed esotiche, come le salse di pomodoro e i maccheroni, la selvaggina e le fragranti verdure, il pesce e i saporosi frutti di mare; esaltarono la vitalità e la laboriosità di un popolo di contadini, pescatori, artigiani.
Il viaggio nella Penisola Sorrentina si rivelò un'esperienza destinata a lasciare un segno profondo nella loro vita e nel loro lavoro artistico.
Quelle loro pagine, pubblicate ed avidamente lette in ogni parte d'Europa, fecero conoscere a tutti cosa si nascondeva in quell'angolo di terra, fino ad allora sconosciuto.
Leggiamole insieme.
La nave, mentre s'avvicinava all'isola di Capri, s'allontanava decisamente da Capo Minerva. Tutti erano contrariati e impazienti, e solo noi due, che guardavamo il mondo con occhi di pittori, ci sentivamo soddisfatti, poichè quella che il sole al tramonto ci permetteva di godere era la più bella vista che mai avessimo ammirato in tutto il viaggio.
Dal promontorio la costiera piena di luce si dispiegava fino a Sorrento; nel fondo era visibile il Vesuvio sormontato da un enorme pennacchio. A sinistra si ergeva ripida Capri; distinguevamo perfettamente le sagome delle sue rocce. Sotto il cielo purissimo, senza una nuvola, il mare risplendeva calmo increspandosi appena, finchè, nella più completa bonaccia, apparve come un lucido stagno. Lo spettacolo ci mandava in estasi, e Kniep si disperava perchè nessuna maestria di colorista sarebbe riuscito a riprodurre quell'armonia.
WOLFGANG VON GOETHE
Dal promontorio la costiera piena di luce si dispiegava fino a Sorrento; nel fondo era visibile il Vesuvio sormontato da un enorme pennacchio. A sinistra si ergeva ripida Capri; distinguevamo perfettamente le sagome delle sue rocce. Sotto il cielo purissimo, senza una nuvola, il mare risplendeva calmo increspandosi appena, finchè, nella più completa bonaccia, apparve come un lucido stagno. Lo spettacolo ci mandava in estasi, e Kniep si disperava perchè nessuna maestria di colorista sarebbe riuscito a riprodurre quell'armonia.
WOLFGANG VON GOETHE
Non c'è mare simile al Mediterraneo; ed in questo mare, in tutta la sua ampiezza, non si incontra angolo più amabile di Sorrento.
Ognuno ha sentito parlare di Sorrento; e tutti sanno ch'è il più delizioso centro turistico e balneare del mezzogiorno d'Italia e, credo, del mondo intero. La città posa su alti ripiani precipiti a mare, xon un anfiteatro montuoso alle spalle. Vanta un'aria fresca e ritemprante, paesaggi sublimi; e rivela diversi, e tutti magnifici, panorami, ciascuno col suo arsenale d'incanti.
JULIA KAVANAGH
Vedete là, in mezzo all'azzurro del mare, Capri, Ischia e Procida e i mille prospetti che presenta il golfo che i vapori dell'aria e i raggi del sole cangiano e lumeggiano in venti modi diversi nello spazio di un sol giorno.
La puù incantevole ragione del mondo ci si spiega dinnanzi allo sguardo.
CHARLES DICKENS
Verdura e frutta di Sorrento sono eccellenti. Mangiamo limoni che a stento reggiamo con tutt'e due le mani e dolci arance che, per taglia, odore e gusto, non sfigurano rispetto a quelle, rinomate, di Malta. Latte e burro sono egualmente eccellenti; ed il vitello sorrentino si reputa il migliore d'Italia. L'acqua è fresca e chiara.
Riccamente dotato dalla natura, ingentilito dal fascino del mare, delle coste rocciose, da colline, valli, ruscelli, boschetti, cespugli, frutti e fiori nei loro vari ed amabili scenari, questo piccolo popolo vive come protetto dalla sua posizione, sicuro nel clima più soave e provvisto a profusione di quanto è sufficiente ad allietare il cuore.
FRIEDERICH LEOPOLD STOLBERG
Ho una camera alta e spaziosa, e, davanti, un terrazzo. Torno ora dal mio primo bagno di mare. A detta di Rée, l'acqua era più calda di quella del mare del nord in luglio.
Ieri sera fummo dai Wagner che abitano a cinque minuti da noi, all'Hotel Victoria, e si fermeranno qui tutto il novembre. Sorrento e Napoli sono belle. La fama non esagera.
L'aria è qui un miscuglio di aria di mare e di montagna. Il luogo è quanto possa esservi di meglio per i miei occhi: sotto al mio terrazzo si stende un grande giardino alberato (verde e ombroso anche d'inverno), e,oltre il giardino il mare azzurro cupo, e dietro ancora il Vesuvio.
FREIDRICH NIETZSCHE
L'aria è, già dai tempi antichi, di straordinaria salubrità: Galeno la raccomandava ai suoi pazienti ed all'imperatore Antonino; e Bernardo Tasso, all'atto di stabilirsi a Sorrento scriveva che, sotto quel cielo, gli uomini erano immortali.
ANTOINE CLAUDE PASQUIN "VALERY"
Le isole Sirenusae erano, un tempo, dimora delle Sirene, note da remote leggende e proverbiali nelle lingue moderne.
Attualmente sono chiamate Galli, forse alludendo all'aspetto tradizionale delle Sirene. Si ritrovano, ancora, quali le descrisse Virgilio: aride rocce, senz'altra presenza che di uccelli marini, senz'altro suono che la voce delle onde rotta tra insenature e caverne.
JHON CHETWODE EUSTACE
I migliori esempi dell'artigianato sorrentino della tarsia si possono ammirare nella scuola d'arte, la cui supervisione è affidata ad un garibaldino, soldato ed artista. La lavorazione, qui, può essere seguita in tutte le sue fasi, dall'abbozzo invero artistico, allorchè veramente rassomiglia ad un affresco pompeiano, alla compiuta, e pure popolare, perfezione, allorchè la colorazione esalta le qualità del manufatto...
SYBIL FITZGERALD
Nella stagione in cui è maggiore l'afflusso degli stranieri, gruppi di ballerini locali sono ingaggiati per danzare la tarantella con i costumi tipici dell'Italia, che abbiamo visto dipinti e ridipinti sulle tele di artisti contemporanei.
Le tarantelle si succedono le une alle altre, ora ballate, cantate e fischiate, ora solamente danzate con accompagnamento di chitarre, mandolino e violino. Le nacchere, i tamburrelli, i triccabballacche sono adoperati dalle coppie con meravigliosa destrezza di mano. I grembiuli e gli scialli, di cui si adornano le donne, per richiamare ed attrarre i loro compagni, i piedi che portano il tempo e si intrecciano, gli occhi che parlano, le teste che si voltano, ed i corpi che si piegano, tutto è grazia e sorriso, malizia e passione, istinto e civetteria.
MAGDELEINE PIDOUX
Ogni soave conforto qui accompagna la gioia di vivere. Nell'esuberanza delle vigne, si vede in ogni dove lo sforzo dell'uomo ed il trionfo dello spirito. In nessun altro luogo vi è, di certo, un più felice connubio tra vegetazione ed ardite architetture, giacchè il solo decoro dei pampini tempera con un sorriso l'eccesso di severità.
PAUL GUILLAUME ANDRE' GIDE



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