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Le Origini delle Arciconfraternite PDF Stampa E-mail
Martedì 08 Marzo 2005 01:39
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Assai antiche, e risalenti perfino ai primi secoli della Chiesa, sono le pie associazioni, che sotto vari nomi, furono fondate, per rendere a Dio il culto dovutoGli e per curare la cristiana sepoltura ed il suffragio dei defunti. Che le cure premurose e zelanti verso i morti siano state una delle prime preoccupazioni dei cristiani della Chiesa nascente, si ricava con chiarezza dalla prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi, nella quale l'apostolo dichiara che i defunti non si troveranno in condizioni d’inferiorità rispetto ai vivi, quando ritornerà il Signore. (I Tess. 4, 13-18).

Tuttavia le Confraternite, nella loro forma moderna, ebbero origine nel secolo XVI e furono la risposta cristiana sia al neopaganesimo, trionfante nel Rinascimento, sia al Protestantesimo, nato dalla rivolta di Lutero ed affermatosi in tanti paesi d’Europa. Di fronte a questo duplice pericolo di cristianizzazione della società, fu convocato il Concilio di Trento, il più lungo e il più travagliato della storia della Chiesa, durato ben diciotto anni (1545-1563). Questo Concilio volle porre un argine alla impressionante marea di errori e di eresie, dando l’avvio alla vera e sana riforma della Chiesa. “Il Concilio di Trento, in un meraviglioso complesso di tredici decreti e centoventisei canoni, fissò stabilmente i punti essenziali della fede, sui quali la tradizione cattolica si opponeva alla tesi dei Protestanti, non limitandosi a pronunziare la condanna degli errori, ma sintetizzando in appositi capitoli la vera dottrina, a cui il clero potesse attingere con sicurezza nell’istruire e nella quale i dotti trovassero la base inviolabile alle loro ulteriori elaborazioni intorno al domma”. (Cfr. Agostino Favale: I Concili Ecumenici pag. 365. Ed. S:E:I: - Torino 1962).

Il Concilio Tridentino non poteva dimenticare e non dimenticò di definire la dottrina cattolica sul suffragio dei defnti ed il culto dei Santi. Se ne occupò, infatti, nell’ultima sessione nella quale si pronunziò sull’esistenza del Purgatorio e l’utilità dei suffragi per i defunti, la legittimità dell’invocazione dei Santi e la venerazione delle reliquie e delle immagini, nonchè del potere della Chiesa di concedere indulgenze.
Per attuare i decreti del Concilio, la fede e lo zelo dei buoni promossero le opere, che erano necesarie per la ripresa della vita cristiana e, mentre da un lato nascevano nuove congregazioni religiose, dall’altro venivano fondate nuove associazioni di laici, che avevano come fine il vero culto da rendere a Dio, alla Madonna, ai Santi ed una devota cura ed un efficace suffragio dei defunti.
Una Compagnia della Morte ed Orazione fu fondata a Roma nel 1538 e fu approvata più tardi dal papa Giulio III. Ebbe come scopi principali la formazione spirituale dei suoi componenti e la cura dei defunti (sepoltura e suffragio dei morti, specialmente poveri e abbandonati).
Questa compagnia fu da Pio IV, nel 1560, elevata ad Arciconfraternita con molti privilegi ed indulgenze. Ad essa il 3 agosto del 1606 fu aggregata l’Arciconfraternita eretta nella Chiesa di San Michele Arcangelo in Piano di Sorrento.
Oggi si sente il bisogno di far rifiorire le benefiche istituzioni dei nostri antenati. Anche nei nostri tempi i veri cristiani devono dare una risposta concreta ed efficace al sempre più virulento neopaganesimo e dal preoccupante germogliare di eresie vecchie e nuove, che hanno la loro espressione in tante pseudoreligioni, come, ad esempio, i Testimoni di Geova, i Mormoni, i Moonisti, ecc., ecc..
Il Concilio Vaticano II ha chiamato i laici a collaborare in modo attivo con la gerarchia ecclesiastica, trattando quest’argomento con un apposito decreto sull’apostolato dei laici. In esso si afferma:
a)    L’apostolato dei laici, derivando dalla stessa loro vocazione cristiana, non può mai venire meno nella Chiesa. I nostri tempi, poi, e le circostanze odierne richiedono assolutamente che il loro apostolato sia più intenso e più esteso.
b)    Tutte le associazioni di apostolato si devono giustamente stimare; quelle, poi, che la gerarchia, secondo le necessità dei tempi e dei luoghi, ha lodato e raccomandato, devono essere prese in somma considerazione dai sacerdoti, dai religiosi e dai laici e promosse secondo la maniera propria di ciascuna di esse.
Certamente le Confraternite hanno nel contesto sociale dei nostri tempi un compito non secondario, contribuendo alla formazione spirituale dei confratelli e, per mezzo di essi, alla formazione religiosa di tutti i componenti la comunità parrocchiale. Devono, però, rinnovarsi nello spirito e ritornare alla purezza delle origini. Per esse si deve realizzare il motto latino: “succisa, virescit” (riprende forza, dopo essere stato potato). Come un albero annoso, ripulito dai rami superflui, riprende vigore e ritorna a produrre frutti abbondanti, così le Confraternite, ritornando alla purezza delle origini, potranno produrre di nuovo frutti abbondanti nel campo dell’apostolato cattolico.


Tratto dal “Libretto per gli associati alla Venerabile Arciconfraternita Morte ed Orazione di Piano di Sorrento”
 
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